Fortezza

La celebre fortificazione, di probabile origine magnogreca, protesa su di una piccola penisola sul mare.

Una mareggiata negli anni 70 del 20 secolo ha scoperto sotto le fondazioni del castello sul retro lato est un grande muro della lunghezza di circa 40 m la cui tecnica di costruzione, con blocchi di calcare e piccoli riquadri in pietra disposti a scacchiera, ricorda molto da vicino quella utilizzata in un muro ellenistico di Velia: la sua datazione oscilla tra la seconda metà del IV° e gli inizi del III° a.C. Ciò fa pensare ad un antico muro frangiflutti oppure a quel che resta di una phrourion crotoniate, cioè un avamposto militare e scalo naturale per le imbarcazioni. La fortezza ebbe varie modifiche architettoniche nel corso dei secoli, a seconda dei governanti e delle esigenze difensive . Importantissime sono le monumentali cave di blocchi e di rocchi di colonna di età greca (VI-III secolo a.C.) sulla Punta Cannone e nell’area del porto. Da esse sono stati presumibilmente estratti i rocchi delle colonne del Tempio di Hera Lacinia, posto sul promontorio di Capo Colonna.

Nel 2015, grazie ad una delibera, apre le porte ai matrimoni civili.

Muro vecchio

Ruderi delle mura difensive

SI trova vicino il porticciolo peschereccio , nel luogo che adesso è diventato area parcheggio , è , assieme ad altri muri sparsi per il paese , ciò che resta della cinta muraria che difendeva il paese dalle invasioni , questo tratto murario, costruito su una struttura più antica risalente probabilmente al periodo magnogreco, iniziava dall ‘ accesso principale al borgo (Porta de Fora: uscita che portava fuori città direzione Capo Rizzuto) per finire all ‘accesso meridionale. Dove oggi sono ancora visibili i resti, un tempo venne eretta una piccola troniera di vigilanza a ridosso della scarpata che divideva la campagna dal promontorio castellese.

Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria

Nel 17 secolo viene chiamata Santa Maria delle Castella , della chiesa ci sono testimonianze secentesche di un arciprete dell’epoca che fece richiesta al Vescovo d’Isola di essere esonerato dall’obbligo di dimora a Le Castella a causa dei pericoli che vi si correvano per <<turchi e banniti>> aggiungeva la povertà del beneficio e della sua persona . Verso il 18 secolo prese l’attuale nome di Visitazione della Beata Vergine Maria . In seguito al terremoto del 1783 che colpì molti luoghi della Calabria , venne riparato dal regnante Ferdinando IV . Oggi si presenta come una chiesa a navata unica , con campanile posto sul fronte , foto degli anni 30 del 20 sec. dimostrano che non fu sempre così , infatti era di lato . Nell’interno ci sono varie statue di santi , tra cui San Francesco d’Assisi, Sant’Antonio da Padova, San Giuseppe, Santa Rita da Cascia e la Madonna del Rosario . Dietro l’altare c’è il quadro della Visitazione di Santa Elisabetta , dipinto da una pittore settecentesco di scuola napoletana : reca la scritta : R. D Natalis Minasi F.r Antonio Basile f. 1781. Da un lato è lo stemma di Castella ; dall’altro , altro scudo gravato dalla lettera C , forse fatta dipingere da colui che in una riga sottostante ha fatto scrivere col pennello le indicazioni del suo intervento[5]. C’è anche una copia della raffigurazione della Nostra Signora Di Guadalupe.

Torri costiere e Torri d’avvistamento

Così come in tutta la costa del regno di Napoli , nelle vicinanze di Le Castella sono presenti torri costiere a scopo difensivo , comunicavano tra di loro tramite segnali di fumo quando avvistavano invasioni dal mare o sulla terra.

  • Torre Brasolo (o altresì conosciuta come Grisciolo)
  • Torre Telegrafo
  • Rudere di torre costiera

Cave magnogreche

Cave greche di Le Castella

In Punta Cannone , nella scogliera e nei dintorni del porto , vi sono le antiche cave di blocchi e di rocchi di colonna (VI-III secolo a.C.). Da esse sono stati presumibilmente estratti i rocchi delle colonne del Tempio di Hera Lacinia, posto sul promontorio di Capo Colonna e i materiali per la fortezza castellese. Sono infatti visitabili, percorrendo tutto il porto turistico, ricavato dalla cava di tufo, al termine del porto con l’invito di passerelle di legno, i resti della cava Magno-greca. Sulla destra si possono osservare resti di grossi mattoni di tufo di forma rettangolare e sulla sinistra quelli a forma cilindrica, il sistema di estrazione è evidente in questi, dopo aver scalpellato i cilindri venivano fatti quattro fori alla base sono evidenti nelle forme rimanenti, i quattro solchi dove venivano inseriti quattro cunei di legno secco, successivamente bagnati, consentivano il distacco del cilindro, ne sono presenti resti di alcuni spezzati al centro, quindi inutilizzabili.

Secondo gli archeologi sono databili intorno al VI-III secolo a.C. non sono evidenti nella cava i resti del periodo estrattivo del castello XII-XIII secolo d.C., è evidente che è costruito con il tufo del luogo ma le estrazioni prossime a questo non hanno lasciato traccia.